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Il prossimo toto ministri a 5 stelle

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Ormai questo è andato, passiamo dunque al prossimo totogoverno, che arriverà tra pochi mesi, probabilmente già entro il 2014, con la netta vittoria del Movimento 5 Stelle dopo il fallimento dell’“improbabile governicchio dalle ambizioni smisurate” (cit. Mario Seminerio) di Matteo Renzi. Dunque: Alessandro di Battista nominato dalla rete presidente del Consiglio (alcuni ricordano la sua autocandidatura durante un’intervista a Daria Bignardi); Luigi di Maio sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Al ministero della Moneta – non si chiama più dell’Economia – andrà, ormai lo si può dire, Loretta Napoleoni; Alberto Bagnai ha rifiutato via twitter in polemica con Paolo Barnard che lo accusava di complottare con Salvini di sostenere politiche rigoriste reazionarie nel Sud a favore del Nord.  Per la poltrona di sottosegretario con deleghe per il contrasto del signoraggio bancario e la lotta al Bilderberg c’è forte dibattito, sul blog di Beppe, tra la scelta di un profilo più tecnico, come lo stesso Barnard, o più politico, come il cittadino deputato Carlo Sibilia, celebre per il suo impegno su queste tematiche.

Soppresso il ministero dell’Interno, al suo posto un nuovo dicastero: quello della Democrazia liquida e dell’Informazione partecipata, che probabilmente verrà guidato dallo stesso Gianroberto Casaleggio; si cerca un profilo cui assegnare le deleghe all'”espulsione dei cittadini dissidenti”. Il ministero degli Esteri verrà rinominato ministero dell’attuazione di Gaia: tutte le sedi diplomatiche italiane verranno chiuse e sostituite da meetup in loco che decideranno, tramite apposite piattaforme per la democrazia partecipativa, le scelte diplomatiche italiane in attesa del compimento del Nuovo ordine mondiale predetto da Casaleggio in un celebre video. Sarà, probabilmente, anche in questo caso, lo stesso ‘guru’ del Movimento a guidare il ministero.

Alla Giustizia (mediatica) Antonio Ingroia è dato per sicuro (Marco Travaglio ha educatamente rifiutato la richiesta, spiegandone le motivazioni in un lungo editoriale sul Fatto: “sono l’Erede di Montanelli, soltanto un giornalista”); Vito Crimi, per la sua esperienza tecnica amministrativa al tribunale di Brescia, potrebbe però diventare sottosegretario. Roberto Saviano, immancabile in ogni totoministri che si rispetti, avrà, si dice la delega alla “parola contro le organizzazioni criminali”.

Aboliti anche Sviluppo economico, Ambiente e Infrastrutture, sostituiti da un unico ministero del Bene comune e della Decrescita felice: data per certa al suo vertice la già deputata e attivista per il Referendum sull’acqua Federica Daga, dopo vari sondaggi sulla rete.  Del sottosegretario all’Acqua pubblica se ne parlerà nei prossimi giorni (la delega potrebbe tenersela la stessa Daga), ma soprattutto si cerca un profilo adatto cui delegare le politiche di dismissione di tutte le industrie, con priorità alla chiusura degli inceneritori. Per concludere coi ministeri economici, quello del Lavoro è stato sostituito da quello della Piena occupazione e Reddito universale: dato per probabile il senatore Nicola Morra, primo firmatario del ddl sul reddito di cittadinanza. Alle infrastrutture sarà nominato senza dubbio il leader storico del movimento No Tav, Alberto Perino.

Niente più ministero della Salute: al suo posto il ministero “medicina alternativa”, cla base della rete ha scelto, non senza un dibattito acceso sul blog di Beppe, di affidare a un tecnico: Davide Vannoni. Ancora incerti i nomi per le deleghe all’Omeopatia e all’abolizione dei vaccini. Si parla di istituire un tavolo interministeriale con Giustizia e Democrazia liquida per intraprendere “misure incisive” contro le multinazionali farmaceutiche. Abolito anche il ministero dell’Agricoltura, sostituito da quello della Biodinamica e della Sovranità alimentare vegana. Priorità assoluta: divieto degli ogm e dell’olio di palma. Incerti i nomi: si cerca una figura di prestigio e indipendente per salvare il territorio dal liberismo selvaggio e dalla globalizzazione. Tra i più quotati nelle ultime ore Red Roddie ministro con Mario Capanna, della Fondazione diritti genetici, sottosegretario alle politiche no ogm.

Per il ministero della Itp (Istruzione totalmente pubblica) non c’è ancora nessun nome certo. Alla Cultura potrebbe andare invece Roberta Lombardi, già capogruppo M5s alla Camera,  molto apprezzata in rete per le competenze acquisite come impiegata in un’azienda di arredamento d’interni per case di lusso. Soppressi del tutto, infine, i ministeri degli esteri e della Difesa. Al suo posto verrà istituito il dicastero Complotti internazionali. Lo guiderà il già deputato Paolo Bernini, data la sua esperienza nello scoprire informazioni riservate sull’uso dei microchip per il controllo sociale negli Stati Uniti, sulla verità dell’11 settembre e sul finto assassinio di Osama Bin Laden.

Si attendono ora gli esiti del colloquio del presidente incaricato Di Battista col presidente della Repubblica dimissionario Giorgio Napolitano, ricoverato al policlinico Gemelli fin dal giorno della caduta del governicchio Renzi, per un mancamento.

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febbraio 21, 2014 at 3:53 pm

Cosa mi preoccupa del Movimento 5 stelle

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Non tanto il programma. Nei propositi dei 5 stelle c’è un po’ di tutto, da misure ‘stataliste’ fondate vagamente sulla retorica del bene comune e della condanna del profitto, a quelle ‘anti-stato’ (per lo meno, anti-stato italiano), di sburocratizzazione e sgravio degli oneri pubblici che opprimono piccole imprese (piccole, perché quelle grandi assomigliano sempre troppo, in un modo o nell’altro, ai ‘poteri forti’, e non è chiaro, a dar retta ai 5 stelle, dove stia il confine tra piccole e oneste e grandi e cattive) e soffocano il territorio. Il linguaggio è quello delle nuove etiche collettive alla Latouche: ‘di prossimità’, ‘a km 0’,sostenibile, partecipativo, attivo, ‘critico’, o ‘responsabile’ (aggettivi combinabili a piacere con cittadino, consumo, mobilità, agricoltura, comunicazione, e ci si può sbizzarirre a inventare combinazioni sempre di nuove). Ma tutto sommato il programma dei 5 Stelle lascia il tempo che trova come tutti gli altri, e troverà il principale oppositore nelle proprie stesse contraddizioni.

Piuttosto, ciò che preoccupa è il concetto che manda in sullucchero i pentastellati: la democrazia diretta. L’idea che sia possibile decidere ‘tutti insieme’, la partecipazione totale, il popolo che sceglie il proprio destino. “Siamo tutti portavoce”, “uno vale uno”, siamo tutti delegati senza più gruppi di persone in minoranza che fanno come gli pare, senza consultare i cittadini, perché i cittadini siamo noi. Parole d’ordine sono e-democracy, democrazia liquida, democrazia partecipata, l’abolizione delle intermediazioni rappresentative e conseguente abolizione di ogni potere arbitrario. Grazie alla rete, e a nuove tecnologie presumibilmente rivoluzionarie (come la piattaforma Liquid Feedback), per i 5 stelle, si apre la possibilità di attuare concretamente il sogno di Rousseau: il Popolo sovrano che ha finalmente potere decisionale diretto nel rispondere ai propri bisogni e modellare il proprio futuro.

Preoccupa perché questo sogno è logicamente irrealizzabile, e di conseguenza si può tradurre in concezioni arbitrarie del potere politico. Per definizione ogni “scelta pubblica” è selettiva, esclude cioè delle possibilità che, magari, a qualcuno interessano. E’ proprio per risolvere questo problema – l’impossibilità di includere e conciliare gli interessi e i desideri di tutti – che esistono istituzioni democratiche e uno stato di diritto funzionali ad impedire che qualche gruppo, circolo, movimento o partito, abbia il monopolio definitivo del potere, e dunque abbia discrezionalità arbitraria sulle decisioni che riguardano tutti. Tuttavia, perché questi sistemi funzionino, tutte le forze in campo devono riconoscere l’idea di non essere le sole, e portatrici di verità assolute. Piuttosto, sono soggetti portatori di ricette diverse in offerta sul mercato politico, che i cittadini scelgono o rigettano col loro voto, e che sono valide solo fino al voto successivo.

Ma nell’ideologia a 5 stelle (o magari solo in quella della premiata ditta Casaleggio, questo riconoscimento di fondo del gioco democratico non sembra poter trovare posto. L’idea stessa di ‘democrazia diretta’ e di società che ‘decide collettivamente’ che piace tanto ai grillini non lo permette, salvo diventare incoerente. Non a caso il Movimento 5 stelle si dichiara ‘espressione della società civile’, entità unica e indivisibile, da cui evidentemente sono esclusi gli svariati milioni di elettori che hanno scelto i vecchi partiti o l’astensione. Se un giorno il Movimento 5 stelle “arriverà al potere da solo”, come auspicato dal suo ‘guru’ dovrà chiedersi concretamente cosa farsene, di questi milioni di cittadini “che sbagliano” (ma anche fossero centinaia o decine, il problema rimarrebbe) senza rinnegare i propri slogan totalizzanti e traformarsi in un partito come tutti gli altri.

Written by trial & error

marzo 5, 2013 at 11:35 am