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Archive for the ‘cultural history’ Category

Islam moderato, cercasi

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Il terrorismo islamico difficilmente finirà, finché troverà un implicito consenso da parte degli aderenti alle varie forme di Islam cosiddetto “moderato”. D’altronde, l’Islam ‘moderato’ esisterà solo dal momento in cui dichiarerà, in quanto progetto politico, illegale il fondamentalismo islamico e il terrorismo. Prima, no.

Con implicito consenso intendo la scelta di non dichiarare le azioni terroristiche, e altre forme di fondamentalismo, ad esempio la discriminazione e la violenza sulle donne, giuridicamente e politicamente illegittime, e dunque inaccettabili come qualsiasi altro crimine. E’ una scelta che mostra, appunto, come di Islam moderato non si possa ancora concretamente parlare. Non tanto perché non esistano mussulmani moderati – ce ne sono, indubbiamente – quanto per il fatto che nell’Islam non c’è alcun soggetto istituzionale abbastanza forte che abbia tra i suoi presupposti la condanna del fondamentalismo.

Manca infatti qualcosa di simile a una chiesa ‘ufficiale’ che promuova la libertà e il rispetto dell’individuo, un contenitore giuridico e politico che circoscriva la comunità e ne formalizzi le regole su questo principio, rispetto al quale si è costretti, per definizione, a prendere una posizione. In assenza di un perimetro di valori formali, rispetto ai quali stabilire la legittimità dei comportamenti, non è possibile dichiarare illegale nessuno, né perseguirlo in quanto tale, e neanche autoespellersi, con uno scisma, incorrendo tuttavia nel rischio di scoprire di essere un gruppo marginale, privo di consenso. Esistono invece molte forme ‘ufficiali’ di Islam, molte delle quali promuovono violenza e repressione a furia di leggi e interpretazioni coraniche.

Questa è forse la grande forza del fondamentalismo islamico: non è possibile davvero distinguerlo da altri orientamenti “non radicali”, più di quanto sia possibile differenziare una porzione di liquido dal resto. Perciò, non ha senso neanche, più di tanto, dire che gli islamici moderati esistono, anche se non si fanno mai sentire. Non c’entra la religione, è piuttosto una faccenda di dinamica dei gruppi umani: senza una discriminante specifica, giuridica, storica o politica, non è possibile definire posizioni, e circoscrivere comunità, e non c’è modo di mettere al bando comportamenti e gesti individuali, identificandone le responsabilità. Inoltre, non è possibile trasformare le opinioni personali ‘moderate’ in valori di convivenza all’interno di una comunità.

Il fondamentalismo islamico diventerà, forse, un fenomeno marginale – come lo sono ad esempio fondamentalismi cristiani – quando emergerà spontaneamente un soggetto legale ‘moderato’, in cui si identifichi la maggioranza degli mussulmani, che ne sancisca ufficialmente l’illegalità. L’appello del leader egiziano Al Sisi ai capi religiosi mussulmani per una sorta di “manifesto antifondamentalista” sembra andare in questa direzione: “L’Islam ha bisogno di una rivoluzione per estirpare la Jihad”, ha dichiarato. L’intento sembra essere, appunto, quello di istituzionalizzare il dissenso verso i fanatici violenti, e conferire dignità di progetto politico alla comunità dei moderati.

E’ difficile credere che questo processo si avveri. Il primo dubbio è che una maggioranza moderata capace di “fare la rivoluzione” nell’Islam semplicemente non esista, tanto più in un Islam che ha tratto nuovo vigore, negli ultimi decenni, dalla contestazione verso la “società aperta” occidentale e i suoi valori, a partire da Israele, trovando in occidente alleati entusiasti in aderenti a vecchie ideologie o nostalgie totalitarie ancora vive, e neanche troppo minoritarie. Nuovo vigore che sembra essersi tradotto peraltro, in molti casi, in un vero e proprio rinascimento ideologico, capace di motivare gesti come  l‘attentato di oggi alla redazione del settimanale satirico parigino Charlie Hebdo.

E poi, sembra inverosimile che l’Islam, con le sue tante storiche varianti, riesca a istituzionalizzarsi in un soggetto moderato, o almeno a esprimere una linea unitaria di ostilità al terrorismo e alle violenze, abbastanza forte da neutralizzarne i fautori.

Ad oggi, i mussulmani rimangono generalmente in silenzio di fronte ai morti ammazzati in nome del loro profeta. Un silenzio che tuttavia lascia trasparire un giudizio morale il quale, questo sì, sembra essere il vero ‘collante’, capace di trovare ampio consenso nelle comunità di quella religione: il disprezzo e il disgusto per la libertà individuale che, se pur in forma imperfetta, si è cercato di affermare e ci si è posti come obiettivo con i sistemi politici occidentali.

@leopoldopapi

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gennaio 7, 2015 at 2:39 pm

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We’re exactly equal, but we’re not the same

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Un report giornalistico del giornalista di Esquier Alex Bilmes racconta la sua esperienza di padre, la sua idiosincrasia per i padri fanatici del loro ruolo, e riflette sulla questione dell’uguaglianza tra uomo e donna nella famiglia, e nella vita più in generale. Bello da leggere, per far fuori un po’ di stereotipi di genere, degli ‘ismi’ che entrano in gioco quando si affrontano questi temi. 

We are exactly equal, but we’re not the same. And while our gender roles are not as rigid and defined as they were for our parents and certainly their parents, I know that my girlfriend still clearly performs more of what would once have been regarded as traditionally feminine duties than I do, while also putting out the bins. More than that, she feels the pull of home more than I do, and she is more conflicted about spending time away from it than I am. This is true for all our friends who have kids. It’s not that the fathers don’t struggle at all with this stuff, it’s that the mothers struggle more.

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marzo 22, 2014 at 12:17 pm

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Middle East evolution

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Una specie di atlante storico del Medio Oriente, dal 3mila a.C. al 2006, in un’animazione di 90 secondi

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giugno 15, 2011 at 10:26 am

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Culturomics, per studiare l’evoluzione culturale

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Considerare la sfera culturale in una prospettiva evoluzionistica non è idea nuova. Karl Popper negli anni ’60 aveva parlato di mondo3, cioè la dimensione delle teorie e delle creazioni culturali, che si evolve, per tentativi ed errori interagendo con il mondo1 (l’ambiente fisico e biologico) e il mondo2 (gli stati mentali soggettivi). Richard Dawkins ne Il Gene Egoista (1976), illustrava la sua teoria dei “memi”: dopo i geni (pezzi di informazione codificati nel replicatore molecolare costituito dal Dna) si potrebbe dire che sul nostro pianeta sono comparsi questi nuovi replicatori, appunto, i memi, e cioè le idee, le teorie, le religioni, le tradizioni, codificate nel linguaggio orale e scritto e nei comportamenti e capaci di evolvere, replicandosi da un cervello ad un altro come delle specie di virus. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 20, 2010 at 1:53 pm

Culturomics, per studiare l'evoluzione culturale

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Considerare la sfera culturale in una prospettiva evoluzionistica non è idea nuova. Karl Popper negli anni ’60 aveva parlato di mondo3, cioè la dimensione delle teorie e delle creazioni culturali, che si evolve, per tentativi ed errori interagendo con il mondo1 (l’ambiente fisico e biologico) e il mondo2 (gli stati mentali soggettivi). Richard Dawkins ne Il Gene Egoista (1976), illustrava la sua teoria dei “memi”: dopo i geni (pezzi di informazione codificati nel replicatore molecolare costituito dal Dna) si potrebbe dire che sul nostro pianeta sono comparsi questi nuovi replicatori, appunto, i memi, e cioè le idee, le teorie, le religioni, le tradizioni, codificate nel linguaggio orale e scritto e nei comportamenti e capaci di evolvere, replicandosi da un cervello ad un altro come delle specie di virus. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 20, 2010 at 1:53 pm

Estetica darwiniana, il racconto di Denis Dutton

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Un approccio darwiniano all’estetica, proposto dal filosofo neozelandese Denis Dutton, autore di The Art Inistinct: Beauty, Pleasure, and Human Evolution. Il video è molto bello,  per i curatissimi disegni “in motion”, e per la suggestiva teoria esposta attraverso di essi. In breve: il comportamento noto come esperienza estetica – dice Dutton – è presente in uomini di ogni cultura, e lo si può riscontrare anche in quelle antiche, e perfino preistoriche (sembra un po’ azzardata l’idea che le “punte di freccia” di 2.5 millioni di anni fa avessero funzione estetica). Perciò, argomenta il filosofo, questa peculiare attività – la percezione della “bellezza” – potrebbe avere radici genetiche, ed essere emersa nel corso dell’evoluzione modellata dalla selezione naturale e sessuale. Vero o falso? Leggi il seguito di questo post »

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novembre 26, 2010 at 4:29 pm

Storia dell’arte darwiniana

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Il primo corso di storia dell’arte all’università ha di solito un titolo tipo “metodologia della ricerca storico-artistica”. Alla prima lezione, quasi sempre ti fanno vedere due diapositive, una di Giotto e una di Michelangelo o Leonardo o Raffaello. E ti spiegano che per studiare l’arte, prima di tutto, bisogna evitare di cadere nell’ “errore vasariano”. E cioè evitare di considerare la storia dell’arte, come aveva fatto Giorgio Vasari scrivendo le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architetti,  come un progresso da forme di rappresentazione rudimentali, ad altre sempre più raffinate. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 11, 2010 at 2:12 pm