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Archive for the ‘arti visive’ Category

Repin e Signorini, due pittori e un soggetto

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Il pittore fiorentino Telemaco Signorini, e il pittore russo Ilya Repin hanno dipinto, a pochi anni di distanza – il primo nel 1864, il secondo tra il 1870 e il 74), due quadri dal soggetto analogo, alcuni braccianti che trainano una barca fluviale da trasporto. Il fiume nel dipinto di Signorini (che si intitola l’Alzaia) è ovviamente l’Arno, mentre quello rappresentato da Repin è il Volga.

Ilya Repin – Barge Haulers on the Volga (1870-74)

Le due opere presentano, oltre al soggetto, vari aspetti in comune: la scelta del formato orizzontale, le dimensioni piuttosto grandi (131.5 cm × 281 cm quella di Repin, 54×173,2 quella di Signorini) e testimoniano l’acquisizione da parte di entrambi, pur nelle rispettive tradizioni, delle innovazioni pittoriche degli impressionisti. Ci sono però anche differenze notevoli. La scelta della composizione è radicalmente differente. La scena nel quadro russo presenta un carattere più ‘narrativo’, con una rappresentazione frontale, i personaggi ritratti nei dettagli e molto stereotipati nelle espressioni e nelle pose (per esempio, la posa ellenistica della figura centrale, l’uomo con la pipa, la testa barbuta alla Michelangelo del penultimo bracciante)  e con la barca sullo sfondo. C’è anche una certa resa soffusa della luce e un uso del disegno che richiama (ma è probabile che sia solo una mia impressione) tecniche utilizzate dai pittori della tradizione olandese di paesaggio.

Telemaco Signorini - L'Alzaia - 1864

Telemaco Signorini – L’Alzaia – 1864

Signorini sceglie invece un metodo rappresentazione sommario, che fa molto affidamento sulle attese percettive dell’osservatore e la capacità di intuire ciò che non si vede, a partire da alcuni elementi visibili. La barca: fuori dal campo pittorico, ma di cui si possono percepire il peso e le dimensioni, dai corpi dei braccianti, curvi sulle funi. L’esclusione della barca dal quadro accentua notevolmente la resa dello sforzo e della trazione in cui sono impegnati i braccianti, poiché stimola l’aspettativa dell’osservatore di vederla spuntare dal margine della tela, lenta e enorme, da un momento all’altro. A rafforzare quest’anticipazione visiva anche la scelta della luce radente, dipinta attraverso lunghe ombre orizzontali, che rileva con forza i volumi dei corpi dei personaggi. Signorini sfrutta poi alcuni ‘errori’ prospettici,  (una tecnica in cui era maestro Caravaggio). Le posizioni reciproche dei braccianti e i loro rapporti dimensionali sono un po’ paradossali e irrealistiche: non viene rispettata la legge prospettica di riduzione dimensionale con l’aumento della distanza, e i primi due tiratori seguono una direzione incoerente rispetto agli altri. Altra incoerenza riguarda le dimensioni dell’uomo con la tuba e della bambina rispetto al gruppo dei trainatori. Il tutto accentua l’impressione dello sforzo tremendo in cui sono impegnati i braccianti, e c’è forse una metafora ‘sociale’ in cui la grandezza (morale) di questi ultimi è contrapposta alla frivolezza del personaggio con la bambina e il cagnolino,  di evidente estrazione sociale elevata, ma rappresentati piccoli, in barba, anche in questo caso, alla coerenza prospettica.

Al di là delle valutazioni, rimane l’interesse condiviso dei due artisti per lo stesso soggetto. Repin, a quanto pare, soggiornò per un periodo in Liguria, dove sembra che abbia conosciuto il pittore toscano. Non è chiaro tuttavia se abbia conosciuto il dipinto di Signorini, ne é possibile stabilire se abbia intenzionalmente voluto riprenderne il soggetto o se si sia trattato di un caso. Di certo le vie pittoriche seguite da Repin sono andate in direzione opposta rispetto a quelle di Signorini.

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agosto 29, 2013 at 3:59 pm

Diego Iaia e l’imitazione nell’arte

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Diego Iaia - Ralenti

via Exibart

Artista, restauratore e illustratore, Diego Iaia (Roma, 1969), affronta in questa mostra i temi dell’imitazione e della simulazione da diverse angolature, mettendo in luce implicazioni inattese.  Contraffare una realtà o condizione del passato è finalità che accomuna operazioni diverse, come la cosmesi contro il decadimento del corpo, e la falsificazione di opere d’arte. Il gruppo di immagini “Il manuale del falsario” evidenzia questa insolita correlazione, mediante l’accostamento tra fotografie di persone impegnate a truccarsi, tratte dal repertorio pubblicitario moderno, e una serie di suoi “falsi” di opere grafiche riconducibili a stili diversi, dal Cinquecento all’Ottocento. Il titolo della serie è derivato dall’omonimo testo di Eric Hebborn, celebre falsario scomparso nel 1996,  da cui Iaia ha mutuato le procedure per la realizzazione dei disegni. continua su Exibart

 

 

altri articoli per exibart

Jean Jacques Du Plessis 

Marco Morici e Ignazio Mortellaro

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gennaio 16, 2012 at 6:23 pm

Arte e cervello, intervista a Ludovica Lumer

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via Linkiesta

La ricerca scientifica e quella artistica a volte possono trovarsi ad affrontare problemi analoghi, e condividere percorsi comuni nella ricerca delle soluzioni. E’ un po’ questo il caso delle neuroscienze, spiega Ludovica Lumer, ricercatrice di Neuroestetica al Department of anatomy and developmental biology dell’UCL (University College di Londra), e cioè di quelle aree di ricerca che, coinvolgendo diverse discipline, dalla neurobiologia alle scienze cognitive, tentano di capire il funzionamento del sistema nervoso.

continua a leggere su Linkiesta

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luglio 10, 2011 at 1:30 pm

L’immagine del tutto, by Howard Hallis

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L’artista californiano Howard Hallis è autore di un’opera a cui lavora dal 1997, ‘The Picture of Everything‘. E’ un’immagine con un inizio, almeno temporale, ma senza una fine ben stabilita, nel tempo e nello spazio. Hallis, apassionato di cartoons e di supereroi, ha iniziato quattordici anni fa da un disegno di spider man. Poi ha proseguito aggiungendo altri supereroi e personaggi dei fumetti. E poi ancora, personaggi storici, mitologici, conosciuti o meno, luoghi, oggetti, situazioni.

Oggi l’immagine, misura 4,5 x 4,5m, è composta di 8 sezioni, ma è passibile di ulteriori estensioni. Funziona inoltre come un ‘loop’ visuale: come nei vecchi videogiochi, tipo pacman, dove il magiatutto poteva uscire da un lato dello schermo e rientrare da quello opposto, l’immagine può prosegure da destra a sinstra e viceversa o da sopra a sotto, con il cielo che prosegue nel mare, e viceversa.

Nel corso degli anni Hallis ha disegnato davvero di tutto, da Godzilla, alle Piramidi, a e tutti i personaggi che gli passavano per la testa, talvolta ripetendendoli, dopo essersene dimenticato. L’unico personaggio che Hallis dice di aver deliberatamente escluso è Hitler.

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giugno 14, 2011 at 7:43 am

Giotto's HD tour

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Giotto, Cappella degli Scrovegni 1303-1305

Dopo la Cappella Sistina, anche la Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova diventa hd. Su questo sito (o clicca sulla foto in alto) si può visitare virtualmente lo spazio affrescato dal pittore fiorentino (tra il 1303 e il 1305), una specie di ‘Divina Commedia’ pittorica dell’arte italiana, per il modo sistematico in cui l’artista applicò tutte le innovazioni che aveva introdotto nelle sue opere precedenti, dagli incredibili cromatismi e volumetrie di persone e oggetti, alla fisiognomica dei personaggi, alla struttura narrativa complessa e ‘veristica’.  Lo strumento virtuale è stato realizzato da Haltadefinizione, selezionando e montando 14mila fotografie in alta risoluzione  scattate nel corso di 20 notti.

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maggio 12, 2011 at 1:32 pm

Naturalism in visual arts, qualche appunto 2

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The Truman Show, 1998

Attribuire alla nozione di ‘fedeltà visiva’ un relativismo totale, premesso tutto ciò (vedi post precedente) non sembra soddisfacente. Ci sono davvero tanti modi di vedere (nel senso specifico, di percepire visivamente) quanti sono gli stili che sono stati sviluppati nelle arti visive? Anche se così fosse, non potremmo comunque capire ‘come vedevano’ in un dato periodo o secondo certe convenzioni, perché osserveremmo l’immagine attraverso il ‘filtro’ del nostro modo di vedere, o del nostro ‘linguaggio’ percettivo. Forse l’inghippo, in questo approccio sta nel voler sostenere che tutti gli stili pittorici hanno una loro intrinseca oggettività rappresentazionale e non solo uno, e cioè quello che caratterizza i dipinti prodotti dalla tradizione classica europea fino all’impressionismo (più o meno), o le fotografie. Leggi il seguito di questo post »

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maggio 3, 2011 at 12:44 pm

Naturalism in visual arts, qualche appunto 1

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Sarebbe interessante, se fosse possibile, fare una ricerca statistica sui commenti più frequenti nella storia del pubblico artistico. E’ plausibile che  ai primi posti ci sarebbero ancora, nonostante tutto, espressioni del tipo ‘sembra vero’, oppure ‘sembra una foto’. La nozione di verosimiglianza probabilmente è ancora il parametro interpretativo più immediato per la maggior parte delle persone che osservano un’immagine,  nonostante sia stata smontata e rimontata in mille modi da filosofi, semi0logi, linguisti, e dagli stessi storici dell’arte. Leggi il seguito di questo post »

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aprile 13, 2011 at 1:28 pm