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Non c’è alcun disegno

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di Amineh Pakravan*

Non c’è alcun disegno nel disordine totale nella società globale di oggi, nella sua politica, nella sua economia, nel pensiero dei singoli. Il disordine è un bagno vischioso e ci stiamo affondando tutti. Ci indebolisce sempre più.

C’è ormai una specie di anarchia selvaggia da tutte le parti che nessuno è in grado di governare, uno scioglimento delle intenzioni nella sregolatezza. Tutto ciò non parte da una volontà ma da una negazione della volontà a tutti i livelli.

Non è un fatto banale e senza conseguenza. Persino la natura, così ben organizzata da sempre, anche nei suoi piani prestabiliti e nei suoi incidenti di percorso, ne risente: ll ninio impazzito, la siccità dichiarata della California e di certe zone dell’Africa, i ghiacci che si sciolgono a vista d’occhio nelle calotte polari – e tutto quanto non certo secondo tempi millenari.

Il mondo che abbiamo creato è di una complessità enorme e ciò lo rende molto fragile. La sua fragilità è insita nel fatto che non è più in grado di riconoscere se stesso. E fugge sempre in avanti. Non è cosciente e non rende conto dell’enormità faustiana di ciò che sta creando. Nelle cose piccole come in quelle grandi, tanto ha perso il senso delle proporzioni. La conquista dell’impossibile ha reso possibile l’impossibile, ma ha reso altrettanto invivibile il mondo perché irriconoscibile.

Il mondo è diventato bi-polare, come lo diventano gli individui quando si ammalano mentalmente. Il buio contro la luce. Chissà chi vincerà questo conflitto che lo affligge o forse non ci sarà alcun vincente.

L’immaginazione, quando mancavano altri strumenti – oggi si chiamano tecnologici – ha consentito di superare i limiti con il senso critico, agli scienziati, ai filosofi, agli artisti, ai letterati, ai singoli individui nelle loro umiltà. Ha prodotto risultati incommensurabili nella loro qualità. Oggi la tecnologia – passo dopo passo inesorabile – supera l’immaginazione, la avvolge nella molteplicità delle sue soluzioni, senza offrire il minimo spazio al senso critico, alla possibilità dell’errore che smentisca la conquista.

Fermarsi un attimo. Riflettere sulla possibilità dell’errore, avere qualche dubbia sull’infallibilità che sembra così infallibile. No? No. Non ci saranno flagellanti per allontanare la peste, questa volta, perché il pericolo non è conosciuto. (A.P.)

*Amineh Pakravan è autrice de “Il libraio di Amsterdam” (Marsilio, 2006)

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febbraio 3, 2016 at 3:07 pm

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