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Scontro di civiltà, ma anche no

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Dopo gli attentati a Parigi del 13 novembre si è riaccesa la polemica sullo ‘scontro di civiltà’ tra Occidente e Islam. Inevitabilmente queste categorie astratte generano dispute sulle definizioni: quali siano i veri valori dell’Occidente, cosa sia il vero Islam. Da un lato c’è chi tira in ballo le ‘radici cristiane’ e chi cita Oriana Fallaci, dall’altro si moltiplicano i distinguo Corano alla mano, e le prese di distanza più o meno convinte e convincenti di esponenti mussulmani dalle violenze terroristiche. E così, come avviene nelle disquisizioni teologiche, si finisce per avere tante interpretazioni quanti sono i loro proponenti.

Ho sempre pensato che questo approccio alla storia e agli eventi, basato su categorie collettive astratte (rigorosamente con l’iniziale maiuscola), come le ‘Civiltà’, l’Occidente, l’Islam o altro, fosse risibile e infondato, e destinato a generare enormi equivoci tra coloro che una volta venivano chiamati intellettuali (oggi magari si chiamano ‘influencer’), potenzialmente pericolosi se adottati come ideali a guida delle decisioni politiche concrete. D’altronde questi concetti non sono nati dal nulla: nel digitalissimo 2015 ci troviamo a rispolverare, spesso inconsapevolmente, armamentari concettuali inventati più di un secolo fa dai grandi teorici dello storicismo: Spengler, Toynbee, che nei loro affascinanti affreschi storici pretendevano di aver isolato ‘scientificamente’ i valori autentici di questa o quella civiltà e la loro evoluzione.

Proviamo a fare un’affermazione radicale: le ‘civiltà’ non esistono, come non esiste nessun ente collettivo sovraindividuale, storico, antropologico, economico e via dicendo. Ci sono invece, in concreto, istituzioni politiche territoriali – gli stati – fattori culturali condivisi – la lingua, la religione, le tradizioni letterarie o artigiane, o gastronomiche o popolari – che sono in continuo cambiamento e contaminazione. Ci sono poi, ovviamente, gli individui.

Quelle che con grande solennità chiamiamo ‘civiltà’, più prosaicamente sono soggetti politici che si differenziano per il maggiore o minor grado di libertà personale che ammettono: da quella economica (proprietà privata, libertà di impresa e di scambio) a quella di espressione, a quelle più quotidiane, come il vestirsi secondo le proprie preferenze o il mangiare e bere ciò che si crede. Un grado di libertà del genere, è ammesso, ad oggi, nei circa 200 stati nel mondo, secondo una scala che a un estremo trova le ‘società aperte’ dei paesi occidentali (ma anche tra questi, ci sono molte differenze) all’Iran, alla Somalia e alla Corea del nord. In questa scala l’Occidente non c’entra granché: tra i paesi che ammettono e tutelano la libertà, per esempio, c’è senz’altro il Giappone.

Alcune ideologie totalizzanti vogliono abolire completamente le libertà individuali e sostituirle con regolamenti obbligatori, e con la sottomissione incondizionata all’autorità politica che li ha istituiti. Nella storia ce ne sono state per tutti i gusti e a tutte le latitudini: dalle piccole comunità tribali organizzate secondo quale culto in qualche isola sperduta, alle sette cristiane, al nazismo, al comunismo, alle caste indù. L’Islam salafita, o anche le altre versioni dell’islam, sunnita wahabita, o sciita su cui si fonda il regime iraniano, possono forse non avere finalità terroristiche, ma certamente sono di queste: odia le libertà individuali, e le vorrebbe sopprimere istituendo la sharia.

Gli attentati di Parigi, così come tutti gli altri gesti efferati compiuti dai terroristi islamisti altrove, non sono sintomo di alcuno ‘scontro di civilità’ o tra Occidente e Islam. Sono l’ennesimo deliberato attacco alla libertà di tutti quanti – cristiani, mussulmani, atei o adoratori di entità aliene –  da parte di una nuova ideologia totalitaria e sanguinaria di matrice religiosa. Il problema non è se questa versione dell’Islam sia ‘autentica’ o meno secondo dottrina – cose da teologi – ma se questa o qualunque altra versione dell’Islam o di altra religione, possa abbandonare queste sue aspirazioni totalitarie ed essere compatibile con una società plurale. @leopoldopapi

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Written by trial & error

novembre 27, 2015 at 3:51 pm

Pubblicato su politics, Uncategorized