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Il motorino d’avviamento e il motore della crescita

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Scrive Mario Seminerio, prendendo spunto da alcuni articoli di Adair Turner sul problema di come riavviare la crescita senza generare debito aggiuntivo:

La domanda, a questo punto, è semplice ed angosciante: che fare di questa montagna di debito? Ogni tentativo di ridurlo per vie convenzionali, cioè austerità, produce l’effetto perverso di aumentare i rapporti di indebitamento, conseguenza del “paradosso del risparmio” (oltre che di scuoiare la popolazione, ma quello è altro tema). Allo stesso modo, una politica monetaria ultra-accomodante causa problemi alla stabilità finanziaria, inducendo bolle. Né è pensabile sostenere la crescita stimolando ulteriore deficit perché assai difficilmente, giunti a questi livelli di leverage, si può immaginare uno stimolo fiscale che si ripaghi da sé. Allo stesso modo, anche continue svalutazioni del cambio, in modalità beggar thy neighbour, sono un nonsenso, e lastricano la strada dell’inferno di un protezionismo dagli esiti devastanti. E quindi?

Il tema costituisce il “core” del dilemma che è posto alle grandi aree monetarie Usa e euro, con la differenza che la prima corrisponde ad una sola area politica sovrana mentre non è così per la seconda.

Occorre innanzitutto dire che il deficit spending è entrato con Keynes nella “strumentazione” legittima della politica economica come “motore di avviamento” di una macchina ferma che ha difficoltà a riavviarsi ( caso dell’economia Usa dopo il 1929). Non è mai sto concepito come motorino di “continuità” di un’economia surriscaldata da un eccesso di credito fasullo (eccesso di moneta senza sottostante reale – vedi derivati). E’ questo il caso degli Usa, che hanno usato il deficit spending e i quantitative easing della Fed come sostegno a un’economia (in larga misura a base finanziaria – che poi alcuni chiamano servizi) drogata da una “nuova specie” di quantitive easing privato fino al 2009 (e poi di fatto continuato).

La crisi del 2009 nasce proprio dal limite di credibilità di una continua espansione del credito “finanziario” basato su un sottostante di  valori mobiliari e immobiliari sostenuti da una irragionevole domanda (irragionevole perché alimentata da domanda prevalentemente speculativa originante, viziosamente, dagli stessi soggetti finanziari).

Gli Stati Uniti non hanno voluto o potuto ridimensionare la loro ricchezza e, con il sostegno dei Paesi a forte avanzo commerciale, (che temevano un tracollo dei loro depositi in dollari) e aiutati dalla crisi di credibilità dell’euro, (forse da loro stessi aiutata) hanno sostituito il motorino di “continuità” del credito privato fasullo con il quantitative easing della Fed. Ma i motorini alimentati dalle batterie e non dalla ricarica del motore hanno un limite. Si scaricano.

Questo è il problema a cui vanno incontro gli Stati Uniti. Il debito è molto cresciuto. Se il Pil, non più alimentato dal quantitative easing e dalle politiche espansive, dovesse andare verso la stagnazione allora la credibilità del debito americano potrebbe diventare critica, tanto più che i privati hanno una propensione negativa al risparmio. La bolla potrebbe esplodere, ma in modo molto più grave, perché non si tratterebbe più del fallimento di Lehman Brothers, ma del sistema Paese.

Diversa terapia ha intrapreso l’Europa, che ha distrutto credito e quindi ricchezza, anche se la situazione del suo sistema produttivo veniva già da un periodo di relativa stagnazione ed aveva ampi margini di capacità da “riattivare”. Il debito complessivo sul Pil dell’area euro era e resta ben più basso di quello americano, e il leverage finanziario del credito è decisamente più basso (salvo forse per le banche inglesi).

E’ senz’altro ragionevole immaginare che un quantitative easing della Bce, in misura simile a quello della Fed possa avviare una fase espansiva con conseguente generazione di un delta del Pil che possa rendere credibile il ripagarsi del debito. Insomma penso che qui la teoria del “motorino di avviamento” tenuto acceso per 3-4 anni poteva generare una crescita autonoma dagli stimoli. Ma si è fatto tutto il contrario avviando una stagnazione che ha  distrutto parte del sistema produttivo (almeno dei paesi più deboli) e che sarà difficile riattivare anche con stimoli della domanda.

I singoli paesi euro a forte indebitamento non possono risolvere il problema del loro enorme debito da soli. Per risolverlo devono entrare nella logica napoletana del “chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto”, ma questo presuppone l’uscita dall’euro.

Enzo Papi 

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Written by trial & error

novembre 13, 2014 a 10:25 am

Pubblicato su economies

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