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The less hypocritical than thou game (sulla Crimea e il Kosovo)

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In cosa consiste, con buone argomentazioni, lo spiega Daniel W. Drezner, columnist del Guardian qui. Ma la tentazione del Less hypocritical than thou game sembra irresistibile, quando riguarda gli Stati Uniti. O meglio il gioco riguarda solo, generalmente, gli Stati Uniti, insieme a un paio di altri soggetti:  Israele, l’Occidente (a guida Stati Uniti) se si rimane in tema geopolitico; il capitalismo, il mercato, i ricchi, nelle versioni socioeconomiche. Rimanendo sul tema, ecco le regole del gioco elencate da Drezner:

Contrarians and critics of American foreign policy like to play a game called Less Hypocritical Than Thou. The rules are simple:

Rule No 1: seek out the narrative about a global crisis triggered by some “bad” international actor;

Rule No 2: point out the ways in which the US has done the very same thing at some point in recent history;

Rule No 3: stress the need to perceive world politics from another point of view;

Rule No 4: revel in the hypocrisy of your intellectual adversaries;

Il less hypocritical than thou game emerge inevitabilmente, prima o poi, nelle discussioni su temi di politica internazionale, e di economia.  Affrontarlo non è facile, perché di solito le confutazioni di analogie che appaiono immediate richiedono argomenti complessi, non altrettanto impressionanti. Sulla questione ‘Kosovo – Crimea differenze e somiglianze’, l’articolo di Drezner sottolinea alcuni argomenti forti. Tra questi ve ne sono molti di carattere giuridico, come la risoluzione dell’Onu che giustificò l’intervento della Nato, e altri descritti dall’analista.

Ma l’aspetto che mi sembra più rilevante è di carattere sociale: l’intervento in Kosovo è arrivato dopo qualche anno di scontri sanguinosi ed episodi di violenza terribile per l’autonomia, e svariati tentativi di soluzione diplomatica della crisi. Invece in Crimea il referendum è arrivato in un momento di tranquillità, senza alcun tentativo precedente di negoziare il passaggio alla Russia, e in uno stato di occupazione di fatto da parte di quest’ultima (e complimenti a Putin per la furbizia politica).  Vi furono in Kosovo benefici:  l’intervento Nato aiutò la stabilizzazione politica dell’area, e soprattutto consentì la graduale cessazione delle violenze, fino alla ‘dichiarazione d’indipendenza’ di quel paese. E’ possibile – non sono in grado di rispondere – che ne siano derivati anche benefici per gli interessi particolari degli Stati Uniti, ma tutto sommato questo è un aspetto di stretto interesse geopolitico.

In Crimea il passaggio alla Russia sarà invece probabilmente la premessa di altre crisi e instabilità e violenze, di cui è difficile prevedere i  risvolti politici e la portata. Putin, che non è affatto sprovveduto, lo sa, e al di là delle considerazioni giuridiche e geopolitiche, è questo elemento di forte irresponsabilità che caratterizza l’iniziativa russa in Crimea e in Ucraina, mi pare, il vero fattore discriminante rispetto all’intervento occidentale in Kosovo. Fattore che evidenzia anche l’irresponsabilità, per fortuna meno pericolosa, di chi gioca al less hypocritical than thou game.

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Written by trial & error

marzo 20, 2014 a 8:04 pm

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