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Archive for agosto 2013

vincoli di bilancio e scelte dolorose

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Per via dei vincoli europei di bilancio, l’Italia si trova in una situazione impossibile. Nel senso che, qualsiasi scelta venga intrapresa rispetto ad essi, tende a produrre conseguenze dannose. Se continua a rispettarli il Paese (e questo è un fatto positivo) sarà costretto prima o poi, ad affrontare i problemi strutturali alla base del suo declino e delle sue croniche malattie: uno Stato caratterizzato da scarsa produttività, clientelismo, parassitismo, corruzione, e su cui è fondata un’economia di relazione. Ma riforme simili mostrano i loro effetti solo nel medio lungo termine e, come diceva il detto keynesiano, nel lungo periodo saremo tutti morti (e il ‘lungo periodo’ è parametro temporale che tende, ultimamente, a contrarsi sempre più). Con la crisi attuale poi, i vincoli europei impongono grandi sacrifici all’economia privata o pubblica e quindi diventa difficile intraprendere riforme incisive, senza mettere in conto processi violenti di riassetto sociale sul breve medio termine.

Se i vincoli europei li si dovesse violare invece, ci sarebbero probabilmente effetti positivi sul breve termine, ma pessimi sul lungo. La possibilità di far deficit, nella fase in corso di recessione, permetterebbe infatti probabilmente di sostenere l’economia, e dare finalmente ossigeno, attraverso spesa, trasferimenti e investimenti pubblici, a un tessuto produttivo ormai cianotico.  Sul lungo termine si perderebbe tuttavia l’incentivo a fare le necessarie riforme strutturali, e anzi i caratteri distintivi deleteri dell’economia e della società italiana, sopra menzionati, senza pressione esterna non avrebbero più ‘buone ragioni’ per essere contrastati,  con la forte possibilità di un’ulteriore loro degenerazione. Senza contare che la spesa pubblica, e l’intervento dello Stato nel sistema economico, in assenza di un solido contesto concorrenziale, tende solo a produrre squilibri, e a generare, invece di una sana crescita economica, ‘bolle’ speculative destinate presto o  tardi a scoppiare. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 30, 2013 at 2:33 pm

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Repin e Signorini, due pittori e un soggetto

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Il pittore fiorentino Telemaco Signorini, e il pittore russo Ilya Repin hanno dipinto, a pochi anni di distanza – il primo nel 1864, il secondo tra il 1870 e il 74), due quadri dal soggetto analogo, alcuni braccianti che trainano una barca fluviale da trasporto. Il fiume nel dipinto di Signorini (che si intitola l’Alzaia) è ovviamente l’Arno, mentre quello rappresentato da Repin è il Volga.

Ilya Repin – Barge Haulers on the Volga (1870-74)

Le due opere presentano, oltre al soggetto, vari aspetti in comune: la scelta del formato orizzontale, le dimensioni piuttosto grandi (131.5 cm × 281 cm quella di Repin, 54×173,2 quella di Signorini) e testimoniano l’acquisizione da parte di entrambi, pur nelle rispettive tradizioni, delle innovazioni pittoriche degli impressionisti. Ci sono però anche differenze notevoli. La scelta della composizione è radicalmente differente. La scena nel quadro russo presenta un carattere più ‘narrativo’, con una rappresentazione frontale, i personaggi ritratti nei dettagli e molto stereotipati nelle espressioni e nelle pose (per esempio, la posa ellenistica della figura centrale, l’uomo con la pipa, la testa barbuta alla Michelangelo del penultimo bracciante)  e con la barca sullo sfondo. C’è anche una certa resa soffusa della luce e un uso del disegno che richiama (ma è probabile che sia solo una mia impressione) tecniche utilizzate dai pittori della tradizione olandese di paesaggio.

Telemaco Signorini - L'Alzaia - 1864

Telemaco Signorini – L’Alzaia – 1864

Signorini sceglie invece un metodo rappresentazione sommario, che fa molto affidamento sulle attese percettive dell’osservatore e la capacità di intuire ciò che non si vede, a partire da alcuni elementi visibili. La barca: fuori dal campo pittorico, ma di cui si possono percepire il peso e le dimensioni, dai corpi dei braccianti, curvi sulle funi. L’esclusione della barca dal quadro accentua notevolmente la resa dello sforzo e della trazione in cui sono impegnati i braccianti, poiché stimola l’aspettativa dell’osservatore di vederla spuntare dal margine della tela, lenta e enorme, da un momento all’altro. A rafforzare quest’anticipazione visiva anche la scelta della luce radente, dipinta attraverso lunghe ombre orizzontali, che rileva con forza i volumi dei corpi dei personaggi. Signorini sfrutta poi alcuni ‘errori’ prospettici,  (una tecnica in cui era maestro Caravaggio). Le posizioni reciproche dei braccianti e i loro rapporti dimensionali sono un po’ paradossali e irrealistiche: non viene rispettata la legge prospettica di riduzione dimensionale con l’aumento della distanza, e i primi due tiratori seguono una direzione incoerente rispetto agli altri. Altra incoerenza riguarda le dimensioni dell’uomo con la tuba e della bambina rispetto al gruppo dei trainatori. Il tutto accentua l’impressione dello sforzo tremendo in cui sono impegnati i braccianti, e c’è forse una metafora ‘sociale’ in cui la grandezza (morale) di questi ultimi è contrapposta alla frivolezza del personaggio con la bambina e il cagnolino,  di evidente estrazione sociale elevata, ma rappresentati piccoli, in barba, anche in questo caso, alla coerenza prospettica.

Al di là delle valutazioni, rimane l’interesse condiviso dei due artisti per lo stesso soggetto. Repin, a quanto pare, soggiornò per un periodo in Liguria, dove sembra che abbia conosciuto il pittore toscano. Non è chiaro tuttavia se abbia conosciuto il dipinto di Signorini, ne é possibile stabilire se abbia intenzionalmente voluto riprenderne il soggetto o se si sia trattato di un caso. Di certo le vie pittoriche seguite da Repin sono andate in direzione opposta rispetto a quelle di Signorini.

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agosto 29, 2013 at 3:59 pm