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Chiedendo il permesso a Lorella Zanardo?

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Come si fa a cambiare le abitudini, gli interessi, o gli atteggiamenti delle persone? Lorella Zanardo si batte da anni per cambiare la concezione di molti uomini e donne italiani del corpo femminile. E’ difficile esporre sinteticamente le sue idee (che presuppongono, tra l’altro concetti particolari come gli effetti delle immagini visive sulla percezione e sui comportamenti, ciò che lei chiama ‘ecologia dello sguardo’), ma si può forse descrivere brevemente i suoi obiettivi: convincere adulti e ragazzi (forte è la sua presenza nelle scuole) che alcuni modi di  concepire, esibire, desiderare o far desiderare il corpo femminile sono un’offesa alla  dignità umana, equiparabile ad altre forme di discriminazione, come il razzismo.

Si può non essere d’accordo con Zanardo, ma i suoi argomenti sono basati su fatti.  Lei stessa nei  suoi libri e documentari ne ha raccolti tantissimi, prendendoli dalle pubblicità, dagli spettacoli televisivi, o in episodi quotidiani. Ciò che non convince è la sua spiegazione di questi fenomeni, e il modo in cui, di conseguenza, tenta di affrontarli. All’origine del problema, secondo la manager e scrittrice, c’è una degenerazione etica e culturale collettiva, una perdita di valori connessa a quanto pare, al predominio delle ragioni economiche  su quelle della politica. Dice Zanardo:

Siamo un Paese che non è più in grado di restituire, lasciare a chi verrà dopo qualcosa di meglio. La mia generazione, quella dei baby boomer, è stata colpevole di aver interrotto il patto intergenerazionale. Ci siamo concentrati su una società in cui l’economia è più importante della politica, non si parla più di valori, di etica. Possiamo costruire un ponte sulle macerie. Una ragazzina mi ha detto: “Io cambierò il mondo ma sono ancora piccola e ho bisogno di lei e quelle come lei che ci diano una mano” e mi ha messo di fronte alla mia responsabilità.

Il ponte sulle macerie potrebbe anche essere un’impresa condivisibile. Ma come lo si costruisce? Zanardo parla di strumenti innovativi, di blog, di reti, di campagne di sensibilizzazione nelle scuole. Può darsi che siano sufficienti a risolvere il problema posto all’inizio di questo post (come si fa a cambiare alcune abitudini, o interessi, o atteggiamenti?). Ma se le campagne di sensibilizzazione, i video, e i blog, e il “fare rete” non dovessero funzionare, tocca o arrendersi, oppure cominciare a usare le maniere forti. E cioè iniziare ad adoperarsi politicamente per vietare certe immagini, certi programmi televisivi, e certi comportamenti di uomini e donne a cui dopotutto le cose che Zanardo stigmatizza non dispiacciono.

C’è chi obietta – non un punto da poco – che le idee di Zanardo rischiano di essere, in ultima istanza, liberticide. Infatti al di là delle belle parole “2.0”, finiscono per implicare, in un modo o nell’altro, il tappare la bocca (e in questo caso anche gli occhi) a chi ha desideri e atteggiamenti meno virtuosi dei suoi. Ora, se questa obiezione è fondata, il rischio per la scrittrice è di trasformare le sue iniziative non più in tentativi di sensibilizzare il pubblico su un problema reale, ma di indottrinare adepti per una campagna di purificazione sociale.

Cambiare idee e atteggiamenti con la coercizione, non è una strada che funziona. Se la gente non si converte volontariamente (in questo caso a idee riguardanti la dignità personale, sessuale, fisica, ma il discorso vale per tutto il resto) si può tentare di obbligarla a farlo. Ma il rischio è di quello di ritrovarsi in uno stato di terrore collettivo, di pattuglie di zeloti incattiviti che cacciano il peccatore, altro che “ponte sulle macerie” e frasette retoriche sulla responsabilità civica.
L’unico mezzo per ottenere un consenso vero, dal basso, è proprio ciò che Zanardo sembra non gradire: il mercato. Perché invece di continuare a denunciare fenomeni che giudica vergognosi e incivili, non prova a sfidare sul loro terreno chi quei fenomeni li alimenta? Potrebbe lanciare una sua televisione, in cui fa programmi di intrattenimento innovativi, sul modello di quelli anglosassoni o scandinavi. Ha, a quanto si dice, l’esperienza e le capacità manageriali per farlo. Inventi programmi alternativi a quelli della vecchia tv commerciale, che hanno condizionato per anni il gusto degli italiani. Potrebbe produrre film, o spettacoli, o pubblicità. Si ponga come alternativa concorrenziale a ciò che esiste in Italia, invece di cercare di eliminarlo. Se riuscirà a convincere la gente, certi “stereotipi” moriranno da soli.
L’obiezione che “in Italia è difficile” seguire questa via (perché non si trovano capitali, perché ci sono le caste e corporazioni e altro) non è accettabile. Non da qualcuno che si propone di cambiare davvero il Paese. La storia italiana, passata e presente, è piena di “rivoluzionari” che invece di provare a cambiare le mentalità proponendo alternative ai cittadini, cercano di affermare le loro dottrine  puntando a sopprimere quelle correnti. E poi sarebbe come ammettere che non si crede davvero in ciò che si fa. In ogni caso, non ci sono altre possibilità, a meno di volere un’Italia dove il “senza chiedere il permesso” è in realtà un “con il permesso di Lorella Zanardo”.
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Written by trial & error

ottobre 14, 2012 a 11:48 am

Pubblicato su politics

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