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Repressione e consenso popolare (due parole sulla Siria)

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Di ciò che sta accadendo in Siria si capisce poco. Giungono testimonianze atroci, di assassinii di civili, donne e bambini. Tuttavia il rumore di fondo è più forte delle informazioni, ed è difficile farsi un’idea chiara. Una cosa però è certa: eventi del tipo siriano aiutano a mettere a nudo le incoerenze di noialtri, e l’analfabetismo giuridico e civile che caratterizza molte opinioni in circolazione nelle nostre società. Ad esempio, di quei gruppi che l’anno scorso salutavano estasiati le “primavere arabe”, e che, nei confronti di ciò che accade in Siria, esibiscono indifferenza, se non grande cautela e perfino scetticismo. 

Sulla Siria ognuno creda un po’ quello che gli piace. Perfino che laggiù, da qualche mese in avanti, allegre comitive di amici si stiano riunendo tutti i giorni in piazza a festeggiare, cantare, ballare e sparare petardi. Il problema sono argomentazioni di tenore “democratico” che su quel Paese si sentono di tanto in tanto rimuginare. Le stesse che giravano sull’Iran nel 2009, ai tempi delle manifestazioni contro i risultati elettorali per le presidenziali, o che si sentono a proposito di Hamas, a Gaza: “eh, ma quei governi hanno il sostegno popolare”.

Questa del “sostegno popolare” è una fesseria che getta luce sulla confusione che regna nella zucca chi la sostiene, (proclamandosi democratico, divensore dei poveri, degli oppressi, della libertà) in merito ai concetti di democrazia, di libertà, di giustizia, di diritti civili ecc. ecc. I regimi di Assad e Ahmadinejad hanno sostegno popolare? Boh! E chi lo sa? Potrebbe anche essere. Fatto sta che parlare di una cosa come il “consenso”, in quei contesti, è semplicemente ridicolo, stupido, insensato.

Il consenso popolare, cari guerriglieri difensori della giustizia sociale e della democrazia, non è un’entità metafisica collettiva, come da tradizione rousseauniana a cui i vostri cervellini, (e si direbbe, talvolta, inconsapevolmente) fanno riferimento. Si tratta di un fenomeno che non dipende tanto da “quali sono le opinioni politiche” della gente, ma dalla possibilità di scelta tra molti prodotti politici alternativi, resa possibile da un certo contesto normativo e istituzionale. Le istituzioni democratiche (quelle vere) non servono a rendere manifesta la “volontà generale” (una cosa che, per quanto ne disquisissero Rousseau, Hegel e i loro seguaci, non è mai esistita, se non nelle loro teste) ma a garantire, e perfino stimolare, la libera concorrenza sul mercato delle idee e delle ideologie politiche, ed evitare che qualcuna di esse prenda il sopravvento in modo definitivo. Solo in un simile contesto di libera offerta politica – che implica, tra l’altro, la tutela e non la repressione delle minoranze – è sensato parlare di sostegno popolare al governo.

In caso di monopolio di Stato, ogni tentativo di promuovere nuove idee, ed eventualmente diffonderle tanto da creare consensi maggioritari, è considerato illegale, e soppresso sul nascere. Ciò che sta avvenendo in Siria, o avviene in Iran, o a Gaza, ne è la dimostrazione. Può darsi che i governi di quei Paesi abbiano davvero un consenso popolare maggioritario; è tuttavia sicuramente vero che eventuali consensi alternativi sotto quei regimi non sono possibili, ed è vietato e represso ogni tentativo di coltivarli liberamente. Le repressioni del regime di Assad saranno forse esercitate legalmente, in nome di una ipotetica maggioranza popolare in suo sostegno. Ciò non le rende tuttavia meno arbitrarie, né rende logicamente coerenti o meno risibili le argomentazioni dei nostri umanitari scettici democratici.

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Written by trial & error

febbraio 23, 2012 a 12:44 pm

2 Risposte

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  1. Reblogged this on Su Seddoresu.

    fabio argiolas

    febbraio 26, 2012 at 7:07 pm

  2. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    icittadiniprimaditutto

    febbraio 27, 2012 at 7:50 am


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