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Stato platonico o società aperta? Due visioni possibili della politica

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In questo post scrivo cose ovvie, perfino banali, per chiunque conosca un minimo la tradizione del pensiero liberale. L’ho scritto per tirare un po’ le fila (con me stesso, prima di tutto) sui ‘fondamentali’ che, più o meno implicitamente, vengono chiamati in causa quando si discutono molte questioni di attualità. Un argomento di moda, ad esempio, è quello secondo cui la crisi finanziaria ed economica in corso dimostrerebbe il ‘fallimento dell’ideologia liberale’. In questo post non tocco aspetti economici, (come il fatto che, se è vero che il capitalismo non è condizione sufficiente per la libertà, è anche vero che qualsiasi sistema pianificato implica inevitabilmente una riduzione della libertà, e l’arbitrio del potere), ma cerco di sottolineare il fatto che, semplicemente, ‘l’ideologia liberale’, contrapposta a quella socialista o altre, è un mito: qualcosa che, semplicemente, non esiste.  E che le uniche alternative politiche possibili sono cercare di creare le condizioni per una società aperta dove la gente decide volontariamente come comportarsi, o l’istituzione di tanti ‘staterelli platonici’ in cui la libertà individuale è sacrificata in nome di qualche dottrina morale.

Ci sono due possibili approcci alla politica. Il primo ha una tradizione antica, che può esser fatta risalire a Platone (o forse no, ma il filosofo è certamente il suo esponente più illustre ed influente). Sostiene che lo scopo della politica è realizzare una società più giusta, equa, egualitaria, eticamente sana, e felice. E’ la visione che, in tempi recenti (per esempio da F. Von Hayek), è stata definita ‘costruttivista’, perché mira a ‘costruire’ la società per raggiungere questi fini. La ricetta ‘platonica’ della politica è composta da almeno tre ingredienti: una dottrina ‘etica’ ontologicamente giustificata, un preteso razionalismo, e un ancor più radicale collettivismo. Leggi il seguito di questo post »

Written by trial & error

novembre 30, 2011 at 10:50 am