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Vicsum, alla scoperta dell'infomobilità

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Ho scritto l’articolo che segue in questo post l’anno scorso. Lo pubblico, anche se con tanto ritardo, perché il tema di cui tratta è sempre attuale: l’infomobilità. Il concetto di spostamento si sta trasformando. I mezzi di trasporto tendono a essere sempre meno ricevitori passivi di informazioni, e  a diventare sempre più nodi di una rete di trasmissione di dati, sulla viabilità, sul meteo, o anche (potenzialmente) di tipo personale. Del tipo “cerchi un ristorante? Interroga il database dei veicoli nell’area, magari qualcuno ti dà un consiglio”. E poi musica, o dati di ogni tipo.  Gli esperimenti per creare reti mobili e non coordinate da un centro (un satellite, un ripetitore o altro), in cui ogni veicolo è un nodo, sono tanti, un po’ in tutte le città del mondo. Il progetto Vicsum del Politecnico di Torino rimane uno dei più avanzati. Ho partecipato alla dimostrazione l’anno scorso a Villa Gualino (To), sperimentandone le potenzialità.

Il nome ricorda un termine latino, ma con la classicità non ha nulla a che fare. Vicsum è acronimo della lunga e complicata formula Vehicle-to-Vheichle-to-Infrastructure communication for Sustainable Urban Mobility. È una rete di comunicazione integrata tra stazioni fisse e veicoli progettata dal Politecnico di Torino, in partnership con il centro ricerche Fiat  e l’istituto di ricerca piemontese Csp, specializzato nel settore Ict.

Vicsum nasce come proposta all’interno di un bando di ricerca della Regione Piemonte pubblicato nel 2006. Il progetto, avviato nel 2007 con un budget di 1 milione e 700mila euro, si è concluso nel novembre 2009 con la realizzazione dei primi dimostratori sperimentali: la ferrovia a dentiera Sassi-Superga e il percorso nel parco di Villa Gualino, entrambi in luoghi suggestivi della collina torinese. I suoi scopi si possono riassumere nell’espressione “mobilità sostenibile”, ovvero necessità di ottimizzare i flussi di traffico, ridurre le congestioni e l’incidentalità, contenere l’inquinamento atmosferico e acustico, abbattere l’emissione di gas serra. Obiettivi che possono essere conseguiti mediante un sistema di infomobilità che collega le automobili, suggerisce percorsi in rapporto al traffico e offre servizi di informazione. Di applicazioni del genere già ne esistono – in primo luogo i navigatori satellitari – ma Vicsum è diverso. È un’architettura che usa tecnologie wi-fi e bluetooth dove i veicoli stessi giocano un ruolo fondamentale, insieme alle stazioni fisse collocate sui percorsi stradali, nella raccolta, nella distribuzione e condivisione dei dati. La trasmissione delle informazioni così non presuppone più un’infrastruttura fissa sul territorio (come le reti Gsm o Umts) e può essere direzionata ovunque sfruttando i mezzi stessi in transito. Il tutto, spiega Claudio Casetti, docente del Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Torino e coordinatore del progetto, «è realizzato con tecnologie a basso costo, realizzate con componenti già disponibili sul mercato». Gli impianti Vicsum sono infatti realizzati con dispositivi di elettronica di consumo, (laptop, netbook, smartphones), e gestiti da applicazioni basate su Java e operanti su sistemi Linux. Inoltre, in linea con i principi opensource, sono state rese disponibili dal Politecnico sia le specifiche della piattaforma hardware che i software. Il costo di ciascun “nodo”(cioè il box per la trasmissione e la ricezione dei dati), prosegue Casetti, si aggira intorno ai cento euro.

Diverse le tipologie di applicazioni realizzate. Alcune sono  concepite per operare senza infrastruttura. Tra esse “Linger” permette di sfruttare la rete interveicolare per “far gravitare” dati in un’area target, delimitata mediante Gps, in una sorta di “staffetta intelligente” tra nodi mobili. «L’applicazione – spiega Casetti – calcola se il veicolo su cui è istallata è un “buon portatore” dell’informazione (cioè si trova nell’area definita); quando ne esce, esegue una scansione nei dintorni per cercare altri “buoni portatori” cui passare l’informazione. Così, ad esempio, una segnalazione di incidente raccolta da un veicolo, può essere resa disponibile  nella zona limitrofa: i veicoli in transito la manterranno e condivideranno fino a che si trovano al suo interno». Altri sistemi senza infrastruttura presuppongono un’alta densità di veicoli. Come “Eureka”, che permette di dirigere le richieste di informazioni verso le aree dove è più alta la possibilità di reperirle. In una rete fissa, la posizione delle informazioni non cambia, e quindi è possibile reperirle grazie a motori come Google. «Questo non è possibile – afferma Casetti – in  una rete mobile.  Eureka memorizza le volte che ha rilevato lo scambio di un’informazione in una data area, rendendola preferenziale per la ricerca». “Hamlet” è un’applicazione che consente al sistema di decidere se mantenere o meno in memoria un dato. «La scelta è operata  in base a una rilevazione statistica di quanti nodi nell’area circostante hanno memorizzato la stessa informazione. In quel caso, il sistema può abbandonarla, perché valuta che essa sarà reperibile facilmente in altri momenti» spiega Casetti. “Figaro” è un software per l’abbonamento a informazioni di pubblica utilità che presuppone invece un’infrastruttura wi-fi. Un terminale  fisso, detto “broker”, reperisce le informazioni tra i nodi nell’area a lui asservita e le redistribuisce a seconda delle richieste. Un “agent” (veicolo richiedente) può inviare, attraverso la rete interveicolare, una richiesta di informazione al broker, comunicando allo stesso tempo quali informazioni può rendere disponibili agli altri “agenti”; il “broker” esegue una ricerca dell’informazione tra gli agent nelle vicinanze, e una volta ottenuta, la rimanda al richiedente, che diventa a sua volta un fornitore. Altre applicazioni studiate riguardano la priorità semaforica e le emergenze. La rete interveicolare può segnalare l’arrivo di mezzi di soccorso o autorità modificando gli stop semaforici al loro passaggio. Inoltre permette di fornire informazioni sulla presenza di lavori in corso o incidenti, anche in tratti della rete viaria privi di infrastrutture coperte da un sistema di controllo.

Sembra tutto molto bello. Ed in effetti lo è: «Il progetto Vicsum, spiega ancora Casetti, ha dimostrato che è possibile con costi contenuti, realizzare un sistema moderno di infomobilità interveicolare». Resta da capire quando sarà possibile vedere simili applicazioni nella nostra vita quotidiana. «Occorrerà l’interesse di attori diversi: aziende del settore auto motive e delle comunicazioni. Ma soprattutto è necessaria la spinta propositiva di chi gestisce le reti urbane, quindi amministrazioni pubbliche o gestori dei trasporti».

Leopoldo Papi

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Written by trial & error

novembre 15, 2010 a 12:08 pm

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