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Archive for novembre 2010

Kryptos, scultura cifrata

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Kryptos è una scultura in rame granito e legno dell’artista Jim Sanborn, collocata nei giardini del quartier generale della Cia a Langley, Virginia. Due sezioni di 869 caratteri ciascuna contengono 4 messaggi crittografati. Dal 1990, anno in cui è stata presentate, sono state trovate varie soluzioni da analisti privati, della Cia e della Nsa. Tre dei quattro messaggi sono stati, a quanto pare, risolti. La terza invece, contenuta in 97 caratteri rimane da scoprire. Nel 2006 Sanborn aveva dato un’indizio: c’è una lettera mancante. Recentemente, lo scultore ha svelato un’altro particolare. Le ultime sei lettere che chiudono la serie finale della scultura, ovvero NYPVTT, una volta decifrate, diventano BERLIN. Ma ancora non sembra abbastanza per i crittografi più o meno dilettanti che cercano di craccare il codice.

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novembre 27, 2010 at 12:03 pm

Pubblicato su arti visive

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Estetica darwiniana, il racconto di Denis Dutton

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Un approccio darwiniano all’estetica, proposto dal filosofo neozelandese Denis Dutton, autore di The Art Inistinct: Beauty, Pleasure, and Human Evolution. Il video è molto bello,  per i curatissimi disegni “in motion”, e per la suggestiva teoria esposta attraverso di essi. In breve: il comportamento noto come esperienza estetica – dice Dutton – è presente in uomini di ogni cultura, e lo si può riscontrare anche in quelle antiche, e perfino preistoriche (sembra un po’ azzardata l’idea che le “punte di freccia” di 2.5 millioni di anni fa avessero funzione estetica). Perciò, argomenta il filosofo, questa peculiare attività – la percezione della “bellezza” – potrebbe avere radici genetiche, ed essere emersa nel corso dell’evoluzione modellata dalla selezione naturale e sessuale. Vero o falso? Leggi il seguito di questo post »

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novembre 26, 2010 at 4:29 pm

Arte.it, alla ricerca dell'arte italiana

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Il Sole 24 Ore, 23 novembre 2010 – Organizzare le informazioni sull’arte può diventare sfida tecnologica e progetto imprenditoriale. In un paese dotato di uno dei più complessi e ricchi patrimoni artistici al mondo, con 45 siti Unesco, 3430 musei, 2100 monumenti e aree archeologiche, può anche acquisire il significato di scelta di impegno culturale. Da pochi giorni quest’idea è diventata realtà. È stato attivato infatti Arte.it, motore di ricerca dedicato interamente alle arti figurative italiane. Un prodotto realizzato da Nexta, media company basata a Roma e specializzata in editoria e content providing. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 23, 2010 at 11:55 am

Beni culturali italiani, la graduatoria Florens Index

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Il Sole 24 Ore, 18 novembre 2010 – Il patrimonio culturale e ambientale è una delle risorse principali del nostro paese. Eppure si conosce poco della sua struttura, delle sue dinamiche di gestione e fruizione. A Florens2010 verrà presentato oggi «L’Economia dei beni culturali e ambientali», uno studio dell’European House Ambrosetti, rivolto proprio ad analizzare il “sistema cultura” in una prospettiva di benchmarking, a livello regionale, di paese e di comparazione internazionale.  Leggi il seguito di questo post »

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novembre 21, 2010 at 1:54 pm

Concorrenza sleale – le poche fermate Arenaways

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Due articoli di Alberto Mingardi* raccontano il mercato protetto nelle ferrovie. Parlano di Arenaways, l’azienda proprietaria del primo treno privato d’Italia tra Torino e Milano. Un servizio di collegamento tra le due città in 1 h, a 17 Euro in classe unica, prenotazione con iPhone, “bottega di bordo”, wi-fi gratuito, corsa gratis per i disabili. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 16, 2010 at 5:43 pm

Pubblicato su economies, mobilità, public issues

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Concorrenza sleale all'italiana

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In Italia c’è la concorrenza sleale. E’ il pane quotidiano nella nostra economia, un muro contro cui vanno a sbattere migliaia di imprese che tentano di entrare sul mercato, o di giovani che provano a iniziare una professione. Concorrenza sleale significa proprio questo: creare delle barriere di accesso al mercato. Non è necessariamente esercitata in modo deliberato da qualche ente o gruppo di enti monopolisti. Può essere anche prodotta indirettamente da un “sistema”, ormai malfunzionante e incancrenito, dall’interazione di tanti fattori che ostacolano l’accesso alle attività.

In Italia, questo sistema ha vari  nomi: clientele, corporazioni professionali, miscugli contorti di burocrazia bizantina e di normative schizofreniche, carenze delle istituzioni nel garantire il servizio della giustizia, commistioni improprie tra pubblico e privato, e nei casi peggiori, tra aziende e enti pubblici e criminalità organizzata. Chi vuole accedere a una professione deve farci, con queste barriere, inevitabilmente i conti. Ed è questa (almeno nella mia convinzione)  la principale causa del degradarsi delle forze produttive in Italia, di un debito pubblico ormai fuori controllo, come si può vedere sul contadebito dell’Istituto Bruno Leoni. E di problemi come il precariato dei giovani, i cattivi servizi, le baronie universitarie, la degenerazione del territorio. Paradossalmente ci si lamenta del precariato e dell’incertezza, ma anziché prendersela con i privilegi, si invoca spesso più protezione dei posti di lavoro, più fondi pubblici, più chiusura del mercato. Senza accorgerci che, in nome di un’idea condivisibile come la “giustizia sociale”, si propaganda pratiche  malsane e pericolose, che affossano le attività di ogni settore  e quando diventano favoritismi e privilegi, sono pure contrarie alla giustizia stessa.

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novembre 16, 2010 at 5:15 pm

Pubblicato su economies, public issues

Concorrenza sleale all’italiana

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In Italia c’è la concorrenza sleale. E’ il pane quotidiano nella nostra economia, un muro contro cui vanno a sbattere migliaia di imprese che tentano di entrare sul mercato, o di giovani che provano a iniziare una professione. Concorrenza sleale significa proprio questo: creare delle barriere di accesso al mercato. Non è necessariamente esercitata in modo deliberato da qualche ente o gruppo di enti monopolisti. Può essere anche prodotta indirettamente da un “sistema”, ormai malfunzionante e incancrenito, dall’interazione di tanti fattori che ostacolano l’accesso alle attività.

In Italia, questo sistema ha vari  nomi: clientele, corporazioni professionali, miscugli contorti di burocrazia bizantina e di normative schizofreniche, carenze delle istituzioni nel garantire il servizio della giustizia, commistioni improprie tra pubblico e privato, e nei casi peggiori, tra aziende e enti pubblici e criminalità organizzata. Chi vuole accedere a una professione deve farci, con queste barriere, inevitabilmente i conti. Ed è questa (almeno nella mia convinzione)  la principale causa del degradarsi delle forze produttive in Italia, di un debito pubblico ormai fuori controllo, come si può vedere sul contadebito dell’Istituto Bruno Leoni. E di problemi come il precariato dei giovani, i cattivi servizi, le baronie universitarie, la degenerazione del territorio. Paradossalmente ci si lamenta del precariato e dell’incertezza, ma anziché prendersela con i privilegi, si invoca spesso più protezione dei posti di lavoro, più fondi pubblici, più chiusura del mercato. Senza accorgerci che, in nome di un’idea condivisibile come la “giustizia sociale”, si propaganda pratiche  malsane e pericolose, che affossano le attività di ogni settore  e quando diventano favoritismi e privilegi, sono pure contrarie alla giustizia stessa.

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novembre 16, 2010 at 5:15 pm

Pubblicato su economies, public issues