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Rifiuti in Italia, un po’ di dati

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A Terzigno fanno la guerriglia contro la nuova discarica, e come spesso avviene, l’evento del giorno fa tornare attuali vecchi interrogativi. Di quelli che normalmente si lasciano sospesi in qualche angolino della mente dove si tengono accatastati i temi sulla vita civile, sulla “coscienza da cittadino”. Domande anche banali, a cui ci piacerebbe rispondere, senza però avere idea di come fare. Ci provo, prendendo un po’ di dati generali dal rapporto Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale)  sui rifiuti urbani 2009, che si può scaricare qui.

Quanti rifiuti urbani si producono in Italia?

La produzione nazionale di rifiuti urbani si attesta, nell’anno 2008, a poco meno di 32,5 milioni di tonnellate, che si possono dividere nelle tre macroaree:

nord – 14,829 milioni di tonnellate rifiuti urbani all’anno

centro – 7,302 milioni tonnellate r.u. all’anno

sud – 10.350 milioni tonnellate r.u. all’anno.

Dove vanno a finire?

il 45 % dei rifiuti italiani viene portato a discarica

l’10,8 % va agli inceneritori

il 22 % va in trattamento meccanico biologico

il 10,6 per cento è censito come “altre forme di recupero

il 7 % viene usato come compost

il 3% sono eco balle stoccate in campania

l’1,6 % sono digestione anaerobica e forme di energia

La differenziata in Italia, chi la fa? E quanta ne viene fatta?

La raccolta differenziata in Italia e’ di competenza dei singoli comuni, che la svolgono secondo i regolamenti comunali coinvolgendo enti pubblici e privati. A livello nazionale, la raccolta differenziata raggiunge nel 2008 il 30,6 % della produzione totale dei rifiuti urbani, e cioe’ circa 10 milioni di tonnellate differenziate su 32,472 milioni di tonnellate annue. C’e’ una forte differenziazione nelle tre macroaree nord, centro, sud:

Nord – 45, 5 % RD (raccolta differenziata) sul totale della produzione rifiuti urbani

Centro – 22,5 % RD sul totale prod. Rifiuti urbani

Sud – 14,7 % RD sul tot prd. rifiuti urbani

Il quadro della differenziata deve tener conto anche della diversa produzione di rifiuti urbani nelle 3 macroaree nord, centro e sud (vedi sopra). Il nord produce molti più rifiuti urbani del centro e del sud, anche se spesso i dati relativi a quest’area risultano maggiori perché contengono anche rifiuti speciali. Al nord però differenziata è anche più efficiente che nelle altre due aree. In generale c’è stato un aumento a livello nazionale della differenziata rispetto al prodotto totale di rifiuti urbani. Dal 2004 al 2008 si e’ passati dal 22% al 30,6% (considerando anche l’aumento della produzione totale di rifiuti).

I target di raccolta differenziata fissati dal D.Lgs 152/2006 e dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 sono, infatti, i seguenti:

• almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006;

• almeno il 40% entro il 31 dicembre 2007;

• almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008;

• almeno il 50% entro il 31 dicembre 2009;

• almeno il 60% entro il 31 dicembre 2011;

• almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012.

Questi obiettivi sono stati mantenuti nel caso delle regioni del nord che al 2008 hanno differenziato il 45,5 % del totale rifiuti urbani prodotti. Le regioni del centro sud rimangono molto al di sotto della soglia richiesta, nonostante alcune tassazioni extra per l’uso delle discariche per i comuni che non riescono a rispettare il limite stabilito.

Quanti dei rifiuti differenziati vengono effettivamente riciclati?

Sul totale dei rifiuti differenziati, che nel 2008 era pari al 30,6 % del totale rifiuti prodotti, circa il 90% viene riciclato. Il restante 10 % sono scarti non riciclabili. In cifre: circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti riciclati all’anno su un totale di 10 milioni differenziati.

Quanti sono gli inceneritori in Italia?

Sono in totale 49 e smaltiscono circa l’11% della produzione nazionale italiana. Di questi 28 sono al nord, 13 al centro, 8 al sud. Dei 28 al nord 20 stanno in due regioni, Lombardia (13) Emilia (8). NEL 2008 hanno complessivamente smaltito 4,6 milioni di tonnellate, di cui 2,7 milioni sono rifiuti urbani indifferenziati, 631mila tonnellate sono frazione secca di trattamento meccanico biologico, 788 mila tonnellate di CDR (combustibile derivato dai rifiuti), 447mila ton sono rifiuti speciali e 39mila rifiuti sanitari. Poi ci sono 54 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, di origine quasi interamente sanitaria. Ma è interessante vedere che, di tutta questa spazzatura, la maggioranza viene incenerita al nord, (oltre il 79%). La Lombardia da sola tratta oltre il 50,5% del totale dei RU e del CDR avviato a questa forma di gestione. Seguono Emilia Romagna (17,1%), Toscana (4,7%), Veneto (4,6%), Sardegna (4%), Friuli Venezia Giulia (3,5%) e Calabria /2,1%). Anche rispetto alla produzione di RU regionale, la Lombardia ha il primato dell’incenerimento con 41,6% del totale, seguono Emilia Romagna (41,6%), Friuli (23,7%), Sardegna (19,5 %). Si scoprono poi cose interessanti, tipo che la Calabria, con il 9,3 % dei rifiuti inceneriti della produzione regionale, va meglio della Toscana (7,6%) e del Lazio, (6,5%).

Ma gli inceneritori sono pericolosi?

Secondo Rosanna Laraia, responsabile del servizio rifiuti dell’Ispra, non più di qualsiasi altro impianto industriale. “Gli inceneritori – ha spiegato a Radioanch’io del 22 ottobre su Radio1 – devono essere considerati come impianti produttivi. Se costruiti secondo le normative, hanno un impatto di emissioni molto basso”.

Leopoldo Papi



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Written by trial & error

ottobre 22, 2010 a 9:53 am

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