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Se i conti energetici non tornano, li si fa tornare

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A volte chi sostiene un’idea se ne innamora, e fa di tutto per salvarla. E magari, piuttosto che riconoscere che è sbagliata quando ci sono fatti che la contraddicono,  cerca di piegare i fatti a suo favore. Ancora peggio, a volte tenta di modificari, presentandoli in una veste “tecnica” per propagandare la sua tesi.

Lo scorso luglio è comparso negli Usa un articolo intitolato “Solar and Nuclear Costs – The Historic Crossover” su iniziativa del North Carolina
Waste Awareness Network (NC WARN), un gruppo amibientalista antinucleare. Nello studio – ripreso dal New York Times (che ha poi pubblicato una rettifica) – e in Italia dal Corriere della Sera (che non ha mai corretto la notizia) si sostiene, numeri alla mano, che già oggi l’energia solare sia meno costosa di quella nucleare. Infatti, l’energia prodotta da tecnologia fotovoltaica costerebbe in media 16 cents/kWh, a fronte di 22-23 cents/kWh di quella nucleare.

Peccato che queste stime sono sbagliate. Infatti, come dimostra una verifica condotta dall’Istituto Bruno Leoni, i conti tornano sempre a favore del solare, grazie a una serie di espedienti che a volte contraddicono la stessa metodologia di analisi adottata. Ad esempio, quello di utilizzare una sola fonte per stimare il costo del nucleare, e cioè uno studio del 2009 di Mark Cooper, della Vermont Law School. Che propone una stima (16cents/kWh) molto più alta, ad esempio, di quella proposta dalla EIA (Energy Information Administration, l’ente federale americano che si occupa di energia), pari a 11,9 cents/kWh. Il rapporto NC Warn gonfia inoltre di 6-7 cents/kWh il dato di Cooper, stimando il costo del nucleare a 22 cents/kWh per includere i costi di trasmissione distribuzione. Stranamente però non lo fa anche per i costi del solare, la cui elettricità a quanto pare non ha costi di trasporto.

Gli analisti dell’Istituto Bruno Leoni notano poi che, applicando il metodo di calcolo dei costi impiegato dallo studio al solare, si ottengono 35 cents/kWh, 19 cents in più rispetto ai 16 calcolati dal Warn! Magia? No, semplicemente gli autori hanno inserito nel calcolo i contributi statali al fotovoltaico. E’ chiaro: paga lo stato, i costi non ci sono! Lo stato, ovviamente (c’è bisogno di dirlo?) raccoglie i fondi in piantagioni segrete federali dove i dollari crescono sugli alberi.

L’articolo dell’IBL mostra anche altri stratagemmi utilizzati dallo studio Warn per “verificare la tesi”. Come sovrastimare il fattore di utilizzo degli impianti fotovoltaici, al 18%, rispetto al 16% calcolato dalla EIA. Quelli del Warn non si accorgono poi ad esempio che, applicando correttamente la sua formula per il calcolo dei costi al nucleare (loro i dati li avevano presi da Cooper) si ottiene un misero 12 cents/kWh, contro i 22 da loro dichiarati.

le.p

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Written by trial & error

ottobre 9, 2010 a 4:14 pm

Pubblicato su economies, energia, science views

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