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Giorello e la felicita'

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Di solito la felicità viene considerata una condizione spirituale, quindi
di competenza di discipline come la filosofi a o la religione. Ma cosa
ne pensano gli scienziati? La felicità può essere indagata in modo
sperimentale? La scienza può aiutare l’uomo a essere più felice? Ne abbiamo parlato con Giulio Giorello, docente di filosofi a dell scienza all’Università degli Studi di Milano.
Professore, la scienza può spiegare la felicità?
«Recentemente sono stati elaborati modelli in cui situazioni ‘felici’ sono
spiegate mediante una combinazione, diciamo, di chimica e biologia
del nostro corpo. Queste spiegazioni non toccano l’idea di felicità
come condizione di piena fioritura umana, di armonia con il resto del
mondo. Nella storia, si è cercato in molti modi di raggiungere un simile
stato. Quando esso non è stato raggiunto, è sempre valsa la pena
tentare. Forse, la vera felicità non sta nel suo raggiungimento ma nella sua ricerca».
La felicità è un fatto biologico o è legata anche a fattori culturali?

Giulio Giorello

«Le basi biologiche sono ineliminabili. La felicità è qualcosa di complesso, che riguarda un certo stato della nostra attività psichica, radicata nel nostro corpo. Tenga presente che io non considero la mente come una ‘sostanza’ contrapposta al corpo, ma come un’attività del cervello e non solo. Se il supporto biologico si guasta, mi sembra dunque abbastanza difficile poter parlare di felicità. Poi, sui caratteri prodotti dall’evoluzione biologica si innestano le differenziazioni di tipo culturale, che filtrano le nostre esigenze primarie, e variano con la lingua, la tradizione, l’educazione. Non è detto quindi che la felicità per un americano sia la stessa cosa che per un cinese, anche se probabilmente ci sono elementi costanti».

Il progresso scientifico può portare felicità?
«Credo che la scienza e la tecnologia aprano orizzonti nuovi e sconcertanti. Alcune di queste conquiste hanno tutta una serie di ricadute che possono allarmarci. Pensi al dibattito sull’allungamento della vita, permesso dalle conquiste della biologia e della medicina. Oggi le aspettative di vita sono molto più lunghe anche rispetto a pochi decenni fa. Dobbiamo essere soddisfatti? È una felicità vivere di più?
È difficile dare una nozione univoca di felicità: chi ne vuole parlare non può tuttavia non tener conto dei cambiamenti prodotti dalle conquiste scientifiche».
La ricerca scientifica rende felici?
«Molto dipende dalle persone che la fanno. Il filosofo Moritz Schlick diceva che quando uno scienziato scopre, in modo inatteso, una conferma di una propria teoria, si sente profondamente contento. Questa felicità è data dalla consapevolezza che il suo programma di ricerca procede. È una condizione, se non di felicità, almeno di serenità: quella stessa che provò Einstein, quando venne a sapere che qualcun altro aveva trovato una conferma inattesa della sua Relatività Generale, credo si trattasse dell’anomalia del perielio di Mercurio. Avvisato da un collega disse: ‘Il cuore dalla gioia mi è balzato in petto’. Anche gli scienziati possono cantare l’Inno alla Gioia che conclude la Nona sinfonia di Beethoven».
Leopoldo Papi
da Futura, maggio 2009
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settembre 24, 2010 a 9:47 am

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